venerdì 21 ottobre 2011

India: analisi del settore retail

Il settore retail in India si configura tra i più importanti e tra quelli con un più alto potenziale di crescita. In base ad una ricerca condotta dalla società di consulenza AT Kearney, il mercato Indiano è quello che attira maggiori investimenti a livello globale, collocandosi al primo posto, per il terzo anno consecutivo, nel ranking stilato dalla stessa società. I dati forniti confermano il trend: gli investimenti nell’industria del retail, che nel 2007 raggiungevano una cifra pari a 330 miliardi di USD, nel 2015 dovrebbero raddoppiare, toccando quota 640 miliardi di USD.

Sono molteplici i fattori che rendono l’India il mercato più interessante nel contesto internazionale in relazione al retail: una stabile democrazia, una crescita annuale del PIL del 7% annuo, la disponibilità di manodopera qualificata a basso costo, e nello specifico, la presenza nel comparto di una grossissima fetta di mercato non-organizzato. Proprio quest’ultimo elemento rappresenta per le aziende straniere uno dei principali incentivi all’investimento in India, dal momento che si prefigura tutto lo spazio necessario per un accesso all’interno di tale mercato.

Il retail Indiano si presenta come un mercato estremamente frammentato e di non facile comprensione, sia in termini di politiche del Governo e di legislazione economica, sia in termini di dinamiche e di organizzazione stessa del mercato.

Il settore si divide tra quello organizzato e quello non organizzato: il primo, che include street markets (paragonabili ai nostri mercati), convenience stores (o kiranas, piccoli negozietti che vendono un po’ di tutto e che sono presenti in tutte le località Indiane), corner stores (simili ai kiranas, ma vendono in particolar modo prodotti freschi) ed altre tipologie di negozi simili come i mom&pop stores, rappresenta più del 96% del business totale dell’industria retail (per avere una dimensione più chiara di come si tratti di un mercato estremamente variegato e frammentato, basti pensare che l’area di questi negozietti è inferiore ai 50 metri quadrati); il secondo comprende invece i corporate-backed hypermarkets, ovvero i grandi ipermercati e centri commerciali (Walmart, Tesco, Metro, ecc.), le grandi catene commerciali e le privately owned large retail businesses (Pantaloons, Vishal che sono paragonabili ai supermercati italiani) che sono totalmente di proprietà indiana.

L’industria del retail in India sperimenta ormai da tre anni una crescita annuale del 46.64%, configurandosi come il settore più dinamico e con un maggior tasso di crescita nell’economia locale: le opportunità per i player internazionali sono enormi proprio perché il settore organizzato si colloca in uno stato ancora embrionale. Facendo un paragone con gli Stati Uniti, si può ben intuire quali siano potenzialità di tale mercato: l’India con un giro d’affari che si aggira tra i 180 e i 394 miliardi di USD, è ben distante dalle cifre Statunitensi, i cui volume commerciali si stimano intorno ai 3800 miliardi di USD. Anche gli altri dati confermano questo trend: il settore retail Indiano genera il 7% della forza lavoro, rispetto al 12.6-16% degli Stati Uniti e la quota del mercato organizzato vale solo il 3%, rispetto a quella degli Stati Uniti che raggiunge l’80%. L’unico dato che non presenta enormi differenze è quello relativo al numero di negozi (12 milioni quelli Indiani, nella sua quasi totalità nel settore non organizzato, e 15.3 quelli degli Stati Uniti).

Attraverso opportune e mirate riforme che sono comunque già al vaglio del Governo, il mercato del retail sarebbe in grado di sperimentare una più forte crescita ed un pieno sviluppo, creando addirittura 8 milioni di posti di lavoro nei prossimi 10 anni. Attualmente la produttività del settore è bassa, a causa della bassa penetrazione dei format moderni di stile occidentale (supermercati, ipermercati, ecc.) ed il Governo è ben consapevole che lo sviluppo del comparto innalzerebbe il livello di vita della popolazione, stimolando ulteriormente l’economia: tutti gli elementi portano a pensare che il processo di definitiva apertura e liberalizzazione possa avvenire molto presto.

Al fine di consentire una piena espansione del mercato, si rende necessaria soprattutto l’eliminazione delle restrizioni nei FDI. Gli investimenti stranieri giocano infatti un ruolo fondamentale nello sviluppo dei moderni format e i retailer internazionali vedono l’India come la più grande frontiera del retail rimasta, dal momento che in Cina il settore inizia già a saturarsi. Ma proprio tali restrizioni causano problemi tra i grandi player internazionali come Walmart e Metro, a cui non è consentito l’accesso diretto e che sono costretti a vendere solo con la formula Business to Business e non Business to Consumer. In India infatti gli FDI sono vietati per i retail multi-brand e dunque è necessario per tali brand trovare strade alternative.

Sul fronte della domanda, i consumatori Indiani hanno oggigiorno un potere d’acquisto più elevato e si è verificato un vero e proprio cambiamento nella loro mentalità: sono più inclini ad accettare i moderni format, hanno una maggiore consapevolezza del marchio e richiedono una vera e propria “esperienza di shopping” sulla scia dei modelli occidentali. L’ingresso della distribuzione moderna, che è entrata in India sotto forma di centri commerciali, ha reso possibile tale cambiamento, dal momento che oltre a fornire un’enorme offerta commerciale è stata in grado di offrire efficaci forme di intrattenimento.

Sul fronte dell'offerta, oltre ai già citati brand stranieri, i principali retailer nel settore organizzato comprendono i grandi gruppi Indiani come Tata, RPG, Rahejas, Piramal. Sicuramente, qualora le restrizioni venissero abolite, la concorrenza che fino ad ora è stata in gran parte locale, aumenterebbe in maniera esponenziale.

Il processo di trasformazione, a prescindere dalle scelte del Governo, non si arresta. Il settore è cambiato molto negli ultimi 6-7 anni e ci si aspetta che il retail Indiano raggiunga gli standard globali entro i prossimi 5 anni. Continuano infatti a sorgere nuovi centri commerciali e nuovi malls di stile occidentale, sia nelle metropoli che nelle altre città più piccole. Negli anni a venire, si può prevedere che gli ipermercati emergeranno come il format preferito dai retailer internazionali intenzionati ad entrare nel sub-continente: attualmente ci sono solo circa 50 ipermercati che sono in grado di coprire una popolazione di poco superiore al mezzo milione, ma il settore ha il potenziale necessario per assorbire molti più ipermercati nei prossimi 4-5 anni.